Storie di barche marinai e mozzi

sabato 29 novembre 2014

Ho letto un libro. "Rotta verso l'Egeo" di Francesca Carignani



La prima passata é stata uno spilluzzichio, come quando mangi un tarallo, un pezzetto di parmigiano, assaggi come ti sono venuti i carciofi, e nel mentre fai altre cose che reputi più urgenti.
Tanto dici: " molti di questi posti li conosco già, e poi il blog son tre anni che lo leggo, il libro dirà più o meno le stesse cose". E così , tornavo la sera e, prima di mettermi a cucinare, leggevo un luogo, un tratto di mare, perché non ci sono capitoli, lì ci sono luoghi, tratti di mare, della geografia e dell'anima. Leggevo ad alta voce al T. un passaggio, un pensiero, e lui, stupito:" ma....c'è scritto così!!!! le stesse parole che ho usato io, le stesse impressioni, le stesse conversazioni tra noi due". È bello sentirsi in buona compagnia. 
Sulle sensazioni sono di parte, lo ammetto, perché ho letto frammenti di questi scritti nel 2011 (o 2012?? boh, tutto scorre) uno, due mesi prima di partire per Creta e la Turchia  con Acquacheta, 34 piedi, il T. e Greta, il mozzo quattrozampe. Ero terrorizzata e chiedevo lumi sui forum dedicati con domande tipo: non abbiamo un fiocco, la randa ha solo due mani, é però settembre. Ce la possiamo fare??? E giù consigli terroristici, tipo, no, se non siete mai stati in Egeo passate da Corinto, state alti, il fiocco è indispensabile, etc, etc.
Ho letto Francesca e mi è passato tutto, tanto era il suo entusiasmo, la sua passione per quel mare, quei luoghi. Ho avuto ragione (sul fiocco non c'è dibattito, comunque).
E questo entusiasmo è trasmesso egregiamente anche nel libro, un ottimo motore per gli indecisi. Mi rammarica solo il pensiero che, dopo questo libro, ci sarà un certo affollamento, lì. Sono talvolta snob, ma poi ragiono. Il bello deve essere per chi lo cerca, più persone amano il bello, se lo conquistano, e meglio va avanti il mondo. Ce ne è bisogno.
Poi, la seconda passata, più sistematica, perché sarà anche raccontato, ma è un portolano, e quindi volevo coglierne anche questo aspetto. Sono cresciuta con i portolani di Mancini, che hanno accompagnato le nostre prime timide incursioni fuori porta, ovvero Capraia, Giglio, Corsica, quando c'erano "quelli della notte" e aspettavo l'ora fatidica per accendere un televisore omega in bianco e nero e fare a turno con la mia compagna di casa per reggerne l'antenna, perché  altrimenti non si vedeva nulla. Mancini, quei posti lì, li aveva esplorati e riesplorati, con barche a vela di piccole dimensioni e poco pescaggio, e li aveva restituiti su carta, con entusiasmo e passione, disegni accurati, informazioni preziosissime, per quei luoghi, quegli anfratti, allora, sconosciuti ai più. Ho rivisto nei disegni di Giovanni quelle geometrie, quella passione, quell'amore per il particolare, che poi sarà anche un particolare, ma essenziale quando devi ancorare con più di trenta nodi di vento, e, nonostante quello che si dice sui capricci del meltemi, quest'anno, io più di trenta nodi li ho trovati spesso, all'ancoraggio. Persecuzione??
Nella noce di vetroresina di sette metri che faceva il giro della Corsica con babbo, mamma, cane a bordo, la sera divoravo le pagine del Mancini, per sapere cosa ci sarebbe stato un po' più in là, da dove sarebbero venute le raffiche, dove avremmo trovato i bassi fondali e dove le macchie di sabbia sacrosante, leggevo le descrizioni dei luoghi e facevo un viaggio nel viaggio; anticipando, raddoppiavo il piacere, insomma. I posti che descrivono Francesca e Giovanni, ognuno con "il suo", anche se già visti.... vien voglia di ritornarci. Per non parlare di quel lato buio della luna che é il sud di Creta, per noi sconosciuto, a partire da quel luogo che, con estrema franchezza, Francesca descrive, e sottoscrivo, come il più bel posto che ha visto e forse mai vedrà, (O Granvousa) fino a Ierapetra. Credo, vorrei, un giorno divorare le pagine del libro, in barca, dove egli avrà la sua giusta dimora in pianta stabile, facendo un viaggio nel viaggio, anticipando di due, tre, 7 giorni le mete di Creta Sud e le isole, quelle dove negli anni 70 i miei amici architetti si facevano portare dai pescatori, per sperimentare tecniche rudimentali per desalinizzare l'acqua del mare.
Il libro m'è garbato, s'é capito????? Francesca, continua.

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