Il fiume Arno, non è un fiume, anche se sulle carte viene così censito; è un grande torrente. Imprevedibile. Con nulla si gonfia, con nulla si asciuga, o quasi. A Bocca d'Arno, verrebbe da pensare, ci saranno solo pochi coraggiosi, all'ormeggio. Non è assolutamente vero. I coraggiosi sono una moltitudine, come una moltitudine sono i cantierini che si susseguono, sulla Statale alberata che da Pisa conduce al mare. E Gru e barche in secca e cancelli e bandiere e tavolini all'aperto e ombrelloni e aiuole e fiori, tantissimi e coloratissimi. File di alberi con le crocette che svettano da lontano in mezzo ai platani, ai fiori, ai tavolini. Questa è Bocca d'Arno. Si, anche eserciti di zanzare armate, da maggio in poi, al tramonto. ma questo è un particolare trascurabile, chiamiamolo ecosistema di foce fluviale e tutto torna tra le righe, si accetta.
E pensare che, in questi ultimi dieci, quindici anni, la costa Toscana si é arricchita di funzionali Marina, laddove esistevano, prima, foci di fiumi oppure, nella migliore delle ipotesi, porticciuoli mal difesi dal libeccio e di scarso pescaggio. Il porto di Pisa, per iniziare dal più vicino, e poi Rosignano, e poi San Vincenzo, e poi Salivoli e poi il Puntone di Scarlino, e poi Marina di Grosseto.
Eppure, a Bocca d'Arno, c'è sempre, tuttora, un gran movimento. D'inverno, a terra, tra pranzi, cene e lavori sotto agli invasi. Di Primavera, i vari, ma anche gli alaggi di chi appunto viene dai porti prima elencati, perché Bocca d'Arno possiede un'ottima tradizione artigiana, gran cuore e prezzi modici. D'estate il viavai, le partenze, gli arrivi, i pescatori, i picnic e e giochi a carte. E i sogni. Il sogno di superare quei tre cavalloni insidiosi nel punto, sempre diverso, in cui fiume e mare si incontrano e prendere il largo, verso gli arcipelaghi, dai più vicini ai più lontani. Perché, di arcipelago in Arcipelago, di isola in isola, anche grandicella, prima o poi si arriva nelle Cicladi e infine nel Dodecanneso, poi si sbatte perché lì, comincia la terraferma, il Mediterraneo è finito, ma intanto si è percorsa tanta strada e, a quel punto, si può approfondire.
Benedetto, non potevi trovare migliore contesto, per questo viaggio, per questo racconto, per questo sogno.

La Francesca, è una forza della natura. Possiede, sicuramente, mestiere ed esperienza, anche se questo è il suo primo libro. Ma, non c'è bisogno di scrivere un libro, per acquisire mestiere ed esperienza. Esistono discipline affini che preparano sufficientemente ad affrontare platee sconosciute, domande, contrattempi, pranzi, cene, sale e salotti e conversazioni con le persone più disparate, anche se accomunate dalla passione per il mare e la navigazione. La Francesca, oltre al mestiere, è così. Estroversa ed entusiasta. E contagiosa, come l'influenza. Gesticola e fa voci. E sorride, sempre, anche quando è seria. Non glielo ha ordinato il dottore, di fare così, e neanche il marito, che non c'era, ma aveva mandato un'autorevole bodyguard, non tanto a proteggerla da rapimenti, la Francesca sa sicuramente badare a se stessa, quanto ad evitare che, così presa nel comunicare agli altri la sua gioia di vivere, di navigare, ed il suo amore per l'Egeo, perdesse la cognizione del tempo e rimanesse lì, a Bocca d'Arno, per altri due giorni almeno, invece di tornare a casa, da Pincapalla, da Paquita.
Spero che mi perdonerai, Nicola, per averti fatto assumere, in questo racconto/resoconto, il ruolo di bodyguard, d'altra parte poteva andarti peggio. Mi sei sembrato uomo di mondo, oltre che d'ironia, e la tua figura e la tua concretezza mi hanno suggerito così.
Un bel tavolo lungo e colorato, dove si parlavano tanti accenti, non solo quello toscano; c'era pure la Tri che è mittleuropea di madrelingua inglese, e poi dice che in Toscana siamo chiusi ed inospitali, ma che va per mare è diverso, è attratto dalle differenze, gni garba mescolarsi.
A volte, ci vuole un po' di coraggio. Parlo per me ovviamente, che ho sempre paura di andare incontro a delusioni, e quindi tendo a prevenire, evitando le occasioni.
Non sono rimasta delusa, dagli incontri, dalle persone, affatto, anzi tutt'altro. Persino il T. incredibilmente ciarliero, immerso in discussioni su max prop, anodi, materiali tecnologici, volanti, stralletti, fiocchi ed "apparecchiature" per ancoraggi di prua, mi ha ringraziato, dopo, per avere insistito un po', per averlo convinto a partecipare, e ho detto tutto.
Certo, merito è stato anche di Claudio, che ci ha fatto una bella sorpresa, ad esser lì, e sembrava di esserci lasciati pochi giorni prima, a Marmaris, con lui che andava a Rodi, dal suo amico George (Grrrrr) e noi ancora più ad Est, dai Lici, dai pini di Aleppo e dalle capre arrampicate sopra.
E poi del Dimpo, che, da vero signore, ha mantenuto la sua promessa, facendoci omaggio, a me e alla Tri, di bellissimi guinzagli artistici, fatti a mano, adatti ai nostri cani che, se messi insieme, coprono tutte le taglie del mondo. E poi di Luigi e Nicla, con i quali ci siamo dati già appuntamento, tra quelle isole, e di tutti gli altri, i nomi, tutti, non me li ricordo, però, caro Benedetto, ci hai visto veramente bene, ha funzionato, sembrava di conoscerci da tempo.
E infine è stato merito di Francesca e del suo racconto. Lì, davanti a quella sala strapiena dove noi in piccionaia ci siamo dovuti portare le sedie da fuori perché quelle in dotazione erano esaurite, ecco lì
a parlare dell'Egeo, c'ero io. Più alta, senza occhiali, con i capelli lunghi, più disinvolta, con maggiore spigliatezza e proprietà di linguaggio, sicuramente. Ma c'ero io. E c'era anche il T., me lo ha detto, anche se non indossava, in quel momento i baffi. E, ci scommetto, c'erano anche Claudio e Luigi e la Nicla e, voglio sperare, anche Nicola. E forse anche qualcun altro di cui non ricordo il nome.
La Francesca, sa raccontare, perchè dà voce ai sui sentimenti e riesce ad esprimere in maniera egregia le sensazioni sue, che poi sono quelle di tutti noi che lì, in Egeo, ci siamo andati e dal quale, in un certo senso, per ora, non siamo tornati.
E quindi, anche per statistica, queste sensazioni sono vere. Una tipa accanto a me ha sussurrato, beh, se non è un portolano classico sarà una guida turistica. No cara, le ho risposto, non ci siamo proprio, è quasi una biografia, compralo, non te ne pentirai.
Se quella che parlava con la voce ero io, insieme a tanti altri, l'autore che parlava con le immagini, proiettate, come si conviene, senza alcun commento, No. Lo dimostrano gli scatti di questo post. Gli autori erano due, una bella coppia, Giovanni e L'Egeo. Niente effetti speciali. Gli occhi, l'Egeo, lo vede proprio così.
Il T. ha detto: un binomio perfetto, la scelta di vita, la navigazione, il contesto, raccontato con la voce. la sosta, il luogo, il vento, il mare, la terra, la scoperta, insomma, raccontato con gli occhi.
Credo, Francesca, che a molti avrai iniettato il tuo entusiasmo, la tua voglia di salpare, e di andare incontro a quelle sensazioni che così bene hai descritto, a braccio e forse anche un po' brilla, ma in vino veritas, quindi va bene così e che a molti tu abbia fatto venir voglia di saltare quei tre cavalloni che si formano dove il fiume incontra il mare, e di girare, in fondo, a sinistra.