jIl T. ri'orda :
Volevo prendere la patente nautica, il gommone e le lancettine di 5 e 6 metri non mi bastavano più. La barca a vela sarebbe stata il mio futuro, progettavo.
Non ero mai stato su una barca a vela "seria". Almeno una volta ci dovevo andare, prima di mettere mano ai libri, magari non mi sarebbe piaciuto, e allora tanto sforzo per nulla, no, bisognava andare sul sicuro. Quindi andai in cerca di un imbarco, possibilmente economico.
In quegli anni, sulle coste toscane, girottolava un tipo bizzarro, su una barca di ferrocemento, autocostruita.
La lunghezza non la ricordo bene, ma, intorno ai 37 piedi.
Il nome lo ricordo, ma, si potrá dire?
Il motore era entrobordo, ma, raffreddato ad aria.
Tutto sommato funzionava, il motore, intendo, ma, per raffreddarsi lui, riscaldava l'equipaggio in pozzetto. Menomale che non era agosto.
Era uno sloop, non mi ricordo l'opera viva, ma, doveva essere a chiglia lunga.
La stazza anche quella...... un vuoto di memoria, ma sicuramente, doveva essere assai cospicua.
Un mattone galleggiante.
La barca, "Notevole" apparizione, era ormeggiata nei canali di Livorno. Quartiere Venezia, il nome la dice tutta. Scenario suggestivo, ma, le zanzare parevano elicotteri ed erano armate.
Salimmo in cinque.
Abituato, in mare, a dividere gli angusti spazi al massimo in due, mi salì un po' di preoccupazione, ma, mi parevano tutte persone per bene, eppoi avevo bisogno di frequentazione.
Uno di loro era un astronomo di Arcetri. Provò ad insegnarmi i rudimenti della navigazione astronomica. Affascinante, ma assai complessa; qualcosa capii, e me lo ricordo ancora.
Poi il Persiano era molto particolare. Il primo venuto da Oriente che abbia frequentato. Gni garbava il vino, tanto e bono. Il comandante decise che lui doveva essere addetto al mezzo marinaio, spiegandogliene le funzioni. Ma lui non aveva capito bene, o forse la spiega non era stata chiara. Insomma, tutte le volte che sarebbe servito, al Comandante toccava richiamarlo ai suoi doveri. Poi all'esimo richiamo, pensò di aver capito, e si sorprese molto quando, a Livorno, vicino ad un ormeggio con un Portacontainer nel mezzo, il capitano non lo coinvolse, ma poi capì, perché in fondo, era intelligente.
Il capitano era ameno e la coppia era una coppia.
Allora si va all'Elba, comanda il Comandante, ed Elba sia.
Che boline!!!!! insomma, la barca era piegatissima, faceva la spuma dietro, i baffi davanti, viaggiava alla grande, e noi si era tutti gasati. Ma, ahimé, non trattavasi di bolina, bensì di traverso.
Nonstringevaunasega.
Però ci divertivamo un monte. Dopo qualche ora che, bordeggiando e virando in maniera esemplare, in sincrono, come un equipaggio regatante sapientemente diretto, Ma, si era sempre lì, bagnati e felici, Il Comandante decise:" beh, ora andiamo all'Elba, se no si fa notte fonda". E mise motore, quello che faceva caldo. E fu la mia prima, bellissima, notte in mare.
Ora dico due parole io, P.:
E mentre il T. girava l'arcipelago, felice e sgarzullino, con il mattone galleggiante e sbolinando di traverso, io e babbo facevamo il giro dell'Elba con una nocina di tre metri e mezzo, di nome Otaria, e forse ci siamo incrociati, chissá, ero distratta da Averroé, il mio fiocco, che stringeva alla grande ma mi faceva sempre fare il bagno. Come in tutte le derive, del resto.
Ritorna il T. " Ma io al "Notevole One" (oddio l'ho detto) Voglio sempre bene, e al suo comandante, Lelio, e all'equipaggio tutto, mi hanno aperto nuovi orizzonti".
E pure io, che il Notevole ed il Lelio li ho incrociati, poi, da ragazza, ed il T. non era neanche nell'anticamera del mio cervello, chissà dove sgarzullava, Lui, quando li ho incrociati, loro.
Poi nel suo racconto il T. aggiunge che il Notevole, nell'astronomo e nel Persiano, aveva generato un'idea, un progetto: una barca in ferrocemento autocostruita, di trentacinque metri, dove i letti eran letti, le cucine le cucine, i lavandini i lavandini, i bidet i bidet. Un progetto chiaro, e sicuramente molto ardito. Fecero un gruppo, una coop, e cominciarono, a Lastra a Signa, in un cementificio tra i campi e i canali di bonifica. Intorno a quel cementificio per anni ci sono state, ce lo immaginiamo, libagioni e baccanali, in mezzo a betoniere, sacchi di sabbia, tondini e bidet e cucine ariston e lavandini Dolomite o cos'altro. E flessibili e Fiamme ossidriche e strumenti per saldare e metri e matite e penne e rotoli di carta mmillimetrata.Fino a qualche anno fa Essi erano ancora lì, a costruire il loro progetto. Ora non sappiamo. Ci auguriamo che il loro progetto adesso navighi pesantemente un qualche mare, ma se questo non fosse, non importa. A volte un progetto conta per quello che é, perché ci si diverte a realizzarlo. E stare insieme. E questo conta.
Un doveroso Post Scriptum: il progettista era l'arch. Foschi ( il T. travestito da broker inglese) lo dá ad una quota mooolto bassa). Ma era contrario.
bello, come sempre :)
RispondiEliminaChe dolce....
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