Storie di barche marinai e mozzi

mercoledì 25 marzo 2015

il mio Oceano

òquesta non é una storia di barche, non é una storia di marinai, non é una storia di mozzi. Non é una storia. é un pensiero, di una che sì, un po' marinaia lo é, se non altro ad honoris causa, avendo dedicato al mare, e alla barca a vela, tutti i suoi giorni di vacanza, da quando aveva 15 anni. Persino il viaggio di nozze si é svolto in barca, alla ricerca di una Ponza ottobrina, meta alquanto esotica, in certe circostanze.
In oceano, non ho mai navigato. L'ho visto, questo sì, in due momenti, rare eccezioni della consuetudine che ho appena descritto, ma non ci ho mai navigato, pur essendoci andata vicino, da ragazzina, quando pregai lo zio di portarmi con sé, e lo zio disse dapprima si, poi no, qualcuno lo doveva avere convinto. Vinse qualcuno, e non andai. Ero adiratissima. Ho letto tante avventure, ammirato tante fotografie, ora poi che ci sono questi attrezzi, i social, mi passano davanti treni di immagini allettanti, estati infinite, atolli, palme, barriere coralline, porti coloratissimi, animali sconosciuti. Certo, sarebbe bello, penso immaginando l'onda lunga, le albe ed i tramonti,  ed i turni di tre ore ciascuno, i ritmi del sonno-veglia, buongiorno, buonanotte e le poche ma intense parole che ci si potrebbe scambiare, noidue, nei rari momenti dello stare insieme. Per giorni.
E la pazienza. Ce ne vuole molta. Perché se non c'é vento, il motore non lo accendi, considerando che, dietro, il distributore, non c'é. Ma di pazienza so armarmi. me lo ha insegnato il mi' babbo, dopo che io l'ho aiutato  ad imparare come stringere il vento. e magari, nella traversata, non cé neppure verdura, o vino fresco. ma anche qui, si sa come fare. ce lo hanno insegnato tante barche spartane, perché i denari non erano abbastanza per poter acquistare le comoditá.e se arriva la tempesta??? si, lo potrebbe, ma ora, con tutti questi modelli matematici, e, nella stagione giusta, le sorprese son poche, ben più difficile una previsione nel nostro capriccioso mediterraneo, di un aliseo portante. e di qualche tempesta, la memoria si é irrobustita, insegnandoci, anche lei, molto, per primo, non andarsela a cercare.E allora??? domani, dai, andate. gli amici vi invitano. No. l'Oceano, per me, non é una villeggiatura. é l'Oceano e basta. Una scelta di vita.una vacanza, nel vero senso del termine, un buco in mezzo ai giorni che corrono, da riempire con una vita completamente diversa da quella ordinaria, con i suoi problemi e le sue soddisfazioni. Primitive, animali, e forse per questo, più facilmente affrontabili.
ed é quello, che da qualche anno, mi sta offrendo l'Egeo, il mio Oceano di ora. tre mesi, non di più, perché, a casa, ci sono troppi amori. quando non ci saranno più, e, se ci sarò anche io, chissá, Oceano. Ci incontreremo. E forse, non tornerò più indietro

domenica 1 febbraio 2015

Il T. ri'orda (io ero alle medie). I significati di un progetto.

jIl T. ri'orda : 
Volevo prendere la patente nautica, il gommone e le lancettine di 5 e 6 metri non mi bastavano più. La barca a vela sarebbe stata il mio futuro, progettavo.
Non ero mai stato su una barca a vela "seria". Almeno una volta ci dovevo andare, prima di mettere mano ai libri, magari non mi sarebbe piaciuto, e allora tanto sforzo per nulla, no, bisognava andare sul sicuro. Quindi andai in cerca di un imbarco, possibilmente economico. 
In quegli anni, sulle coste toscane, girottolava un tipo bizzarro, su una barca di ferrocemento, autocostruita.
La lunghezza non la ricordo bene, ma,  intorno ai 37 piedi. 
Il nome lo ricordo, ma, si potrá dire? 
Il motore era entrobordo, ma, raffreddato ad aria. 
Tutto sommato funzionava, il motore, intendo, ma, per raffreddarsi lui, riscaldava l'equipaggio in pozzetto. Menomale che non era agosto.
Era uno sloop, non mi ricordo l'opera viva, ma, doveva essere a chiglia lunga. 
La stazza anche quella...... un vuoto di memoria, ma sicuramente, doveva essere assai cospicua. 
Un mattone galleggiante.

La barca, "Notevole" apparizione,  era ormeggiata nei canali di Livorno. Quartiere Venezia, il nome la dice tutta.  Scenario suggestivo, ma, le zanzare parevano elicotteri ed erano armate.
Salimmo in cinque. 
Abituato, in mare,  a dividere gli angusti spazi al massimo in due, mi salì un po' di preoccupazione, ma, mi parevano tutte persone per bene, eppoi avevo bisogno di frequentazione.
Uno di loro era un astronomo di Arcetri. Provò ad insegnarmi i rudimenti della navigazione astronomica. Affascinante, ma assai complessa; qualcosa capii, e me lo ricordo ancora.
Poi il Persiano era molto particolare. Il primo venuto da Oriente che abbia frequentato. Gni garbava il vino, tanto e bono. Il comandante decise che lui doveva essere addetto al mezzo marinaio, spiegandogliene le funzioni. Ma lui non aveva capito bene, o forse la spiega non era stata chiara. Insomma, tutte le volte che sarebbe servito, al Comandante toccava richiamarlo ai suoi doveri.  Poi all'esimo richiamo, pensò di aver capito, e si sorprese molto quando, a Livorno, vicino ad un ormeggio con un Portacontainer nel mezzo, il capitano non lo coinvolse, ma poi capì, perché in fondo, era intelligente.
Il capitano era ameno e la coppia era una coppia. 
Allora si va all'Elba, comanda il Comandante, ed Elba sia.
Che boline!!!!! insomma, la barca era piegatissima, faceva la spuma dietro, i baffi davanti,  viaggiava alla grande, e noi si era tutti gasati. Ma, ahimé, non trattavasi di bolina, bensì di traverso.
Nonstringevaunasega. 
Però ci divertivamo un monte. Dopo qualche ora che, bordeggiando e virando in maniera esemplare, in sincrono, come un equipaggio regatante sapientemente diretto,  Ma, si era sempre lì, bagnati e felici, Il Comandante decise:" beh, ora andiamo all'Elba, se no si fa notte fonda". E mise motore, quello che faceva caldo. E fu la mia prima, bellissima,  notte in mare.
Ora dico due parole io, P.:
E mentre il T. girava l'arcipelago,  felice e sgarzullino, con il mattone galleggiante e sbolinando di traverso, io e babbo facevamo il giro dell'Elba con una nocina di tre metri e mezzo, di nome Otaria, e forse ci siamo incrociati, chissá, ero distratta da Averroé, il mio fiocco, che stringeva alla grande ma mi faceva sempre fare il bagno. Come in tutte le derive, del resto.
Ritorna il T. " Ma io al "Notevole One" (oddio l'ho detto)  Voglio sempre bene, e al suo comandante,  Lelio, e all'equipaggio tutto, mi hanno aperto nuovi orizzonti".
E pure io, che il Notevole ed il Lelio li ho incrociati, poi, da ragazza, ed il T. non era neanche nell'anticamera del mio cervello, chissà dove sgarzullava, Lui, quando li ho incrociati, loro.
Poi nel suo racconto il T. aggiunge che il Notevole, nell'astronomo e nel Persiano, aveva generato un'idea, un progetto: una barca in ferrocemento autocostruita, di trentacinque metri, dove i letti eran letti, le cucine le cucine, i lavandini i lavandini, i bidet i bidet. Un progetto chiaro, e sicuramente molto ardito. Fecero un gruppo, una coop, e cominciarono, a Lastra a Signa, in un cementificio tra i campi e i canali di bonifica. Intorno a quel cementificio per anni ci sono state, ce lo immaginiamo, libagioni e baccanali, in mezzo a betoniere, sacchi di sabbia, tondini e bidet e cucine ariston e lavandini Dolomite o cos'altro. E flessibili e Fiamme ossidriche e strumenti per saldare e metri e matite e penne e rotoli di carta mmillimetrata.Fino a qualche anno fa Essi erano ancora lì, a costruire il loro progetto. Ora non sappiamo. Ci auguriamo che il loro progetto adesso navighi pesantemente un qualche mare, ma se questo non fosse, non importa. A volte un progetto conta per quello che é, perché ci si diverte a realizzarlo. E stare insieme. E questo conta.
Un doveroso Post Scriptum: il progettista era l'arch. Foschi ( il T. travestito da broker inglese) lo dá ad una quota mooolto bassa). Ma era contrario.

domenica 25 gennaio 2015

sono andata a teatro, finalmente, dopo tanto. e si parlava di due che andavano per mare, quindi va bene


Antefatto
Un giorno, recente, una tipa, geologa, dopo aver letto una cosa su un blog che parlava di esperienze di viaggio velico, in quel momento in mezzo all'Egeo, curato da un tipo, geologo anche lui, gli scrisse, esortandolo a buttare nel cestino quella educativa e divertente laurea, e dedicarsi in alternativa, al teatro, bisognoso di brillanti, giovani autori. Il tipo le rispose che sul primo punto non c'erano dubbi. Sul secondo invece glissò, portando come motivazione il fatto che odiava il teatro. 
Erano cinque, sei mesi fa. E la tipa ed il tipo, anche lui con una tipa, ma anche la tipa era con un tipo (le tipe son tutte tope, non aggiunge nulla alla narrazione, ma é un'informazione) insomma,  entrambe le coppie sfarfallavano con barchine di simile stazza a poche miglia di distanza senza mai, (volutamente?) incontrarsi e comunicavano fraternamente con i mezzi odierni. Ma il teatro era stato escluso. senza discussione. Amen.
Qualche mese più avanti il tipo geologo (devo precisare perché nelle righe precedenti i tipi e le tipe si moltiplicano) scrive alla tipa geologa, sotto dovuta inchiesta, che sì, lui odia il teatro, ma la motivazione é un po' debole, pensa la tipa, quindi si possono fare eccezioni, pensa il tipo, anzi, ci ha giâ pensato, ci si é provato, quindi si comincia.

Il fatto

il fatto, nel linguaggio moderno, si chiama "evento". Micojoni. Il linguaggio moderno, a volte, mi confonde. Per me un evento é una cosa che capita ogni 100 o più anni, e comunque, é cosa rara e ragguardevole. Ora vengono organizzati Eventi ogni minuto. É chiaro che la parola perde un po' di significato. Per il tipo geologo e la tipa che veleggia con lui (Mica solo lì, anche altrove, un veleggiamento strutturato, non occasionale) é comunque un evento, quindi va bene. Le parole hanno un significato relativo. Per loro é un evento, capito?????? Quindi anche per me, che voglio loro bene, così, a pelle. La pelle conta. E mi sembra vedendo il film, che la pelle abbia viaggiato, abbia contato, insomma. Tante persone, che condividevano la pelle, erano presenti. Altre condividevano cose più approfondite, la banchina, le serate insieme, l'amicizia, le prese per il sedere. Ma la pelle é coriacea. Va oltre. w la pelle.
ma dalla pelle non mi devo far confondere, ora, devo essere obiettiva (ahah, non ho mica un editore!!!! faccio quello che mi pare).

Mi sono divertita. Gli interpreti sono stati bravi. lo sfondo era da Presepe (non l'ho notato io per prima, ma sottoscrivo), ma ci stava. Il Peris accanto alla sua Signora, migliora molto, ha persino tirato fuori un po' di voce, ed il microfono é un palliativo, non conta. ma questo é normale. Le Signore sono atti unici, molto piû di quelli teatrali.. Sicuramente guardare persone amiche, mentre si esterna, aiuta. Si esterna, non Si recita. Quelle cose sono veramente accadute, nel momento, nel cuore, nella mente. E forse sono accadute un po' diversamente, meno tragicamente, ma insomma, un punto di veritá c'é sempre e comunque,  dalla veritá nasce l'immaginazione. É importante la veritá, ed è importante l'immaginazione che ne consegue. Non sto dicendo che Manuela e Carlo raccontano cose immaginate, non lo posso sapere, credo di no, anzi.  Sto dicendo che rendono "una favola" la quotidianità temporanea  di tutti noi che per qualche mese all'anno, viviamo la loro stessa vita, apprezzandola moltissimo, e nella quale, almeno io ed il T. ci riconosciamo. Dubbi, paure, tentativi, prove. grandi soddisfazioni quando l'obiettivo é raggiunto. ed ogni obiettivo é un'impresa, anche se prima di noi, oppure altrove, in altri mari forse più perigliosi, qualcun altro ha fatto di più. Non é una gara. É la nostra vita. devo aggiungere un doveroso commento per il montaggio. positivo . la sintesi é perfetta.
EPILOGO
La Manuela ed il Peris sono dei ganzi.Non so se dietro a tutto questo c'é del marketing, del busco, insomma. Non mi interessa. Anche se fosse sarebbe guadagnato. Sono dei ganzi perché hanno trovato il modo di far durare il loro piacere più a lungo. Ed é questo che conta.


  

sabato 29 novembre 2014

Ho letto un libro. "Rotta verso l'Egeo" di Francesca Carignani



La prima passata é stata uno spilluzzichio, come quando mangi un tarallo, un pezzetto di parmigiano, assaggi come ti sono venuti i carciofi, e nel mentre fai altre cose che reputi più urgenti.
Tanto dici: " molti di questi posti li conosco già, e poi il blog son tre anni che lo leggo, il libro dirà più o meno le stesse cose". E così , tornavo la sera e, prima di mettermi a cucinare, leggevo un luogo, un tratto di mare, perché non ci sono capitoli, lì ci sono luoghi, tratti di mare, della geografia e dell'anima. Leggevo ad alta voce al T. un passaggio, un pensiero, e lui, stupito:" ma....c'è scritto così!!!! le stesse parole che ho usato io, le stesse impressioni, le stesse conversazioni tra noi due". È bello sentirsi in buona compagnia. 
Sulle sensazioni sono di parte, lo ammetto, perché ho letto frammenti di questi scritti nel 2011 (o 2012?? boh, tutto scorre) uno, due mesi prima di partire per Creta e la Turchia  con Acquacheta, 34 piedi, il T. e Greta, il mozzo quattrozampe. Ero terrorizzata e chiedevo lumi sui forum dedicati con domande tipo: non abbiamo un fiocco, la randa ha solo due mani, é però settembre. Ce la possiamo fare??? E giù consigli terroristici, tipo, no, se non siete mai stati in Egeo passate da Corinto, state alti, il fiocco è indispensabile, etc, etc.
Ho letto Francesca e mi è passato tutto, tanto era il suo entusiasmo, la sua passione per quel mare, quei luoghi. Ho avuto ragione (sul fiocco non c'è dibattito, comunque).
E questo entusiasmo è trasmesso egregiamente anche nel libro, un ottimo motore per gli indecisi. Mi rammarica solo il pensiero che, dopo questo libro, ci sarà un certo affollamento, lì. Sono talvolta snob, ma poi ragiono. Il bello deve essere per chi lo cerca, più persone amano il bello, se lo conquistano, e meglio va avanti il mondo. Ce ne è bisogno.
Poi, la seconda passata, più sistematica, perché sarà anche raccontato, ma è un portolano, e quindi volevo coglierne anche questo aspetto. Sono cresciuta con i portolani di Mancini, che hanno accompagnato le nostre prime timide incursioni fuori porta, ovvero Capraia, Giglio, Corsica, quando c'erano "quelli della notte" e aspettavo l'ora fatidica per accendere un televisore omega in bianco e nero e fare a turno con la mia compagna di casa per reggerne l'antenna, perché  altrimenti non si vedeva nulla. Mancini, quei posti lì, li aveva esplorati e riesplorati, con barche a vela di piccole dimensioni e poco pescaggio, e li aveva restituiti su carta, con entusiasmo e passione, disegni accurati, informazioni preziosissime, per quei luoghi, quegli anfratti, allora, sconosciuti ai più. Ho rivisto nei disegni di Giovanni quelle geometrie, quella passione, quell'amore per il particolare, che poi sarà anche un particolare, ma essenziale quando devi ancorare con più di trenta nodi di vento, e, nonostante quello che si dice sui capricci del meltemi, quest'anno, io più di trenta nodi li ho trovati spesso, all'ancoraggio. Persecuzione??
Nella noce di vetroresina di sette metri che faceva il giro della Corsica con babbo, mamma, cane a bordo, la sera divoravo le pagine del Mancini, per sapere cosa ci sarebbe stato un po' più in là, da dove sarebbero venute le raffiche, dove avremmo trovato i bassi fondali e dove le macchie di sabbia sacrosante, leggevo le descrizioni dei luoghi e facevo un viaggio nel viaggio; anticipando, raddoppiavo il piacere, insomma. I posti che descrivono Francesca e Giovanni, ognuno con "il suo", anche se già visti.... vien voglia di ritornarci. Per non parlare di quel lato buio della luna che é il sud di Creta, per noi sconosciuto, a partire da quel luogo che, con estrema franchezza, Francesca descrive, e sottoscrivo, come il più bel posto che ha visto e forse mai vedrà, (O Granvousa) fino a Ierapetra. Credo, vorrei, un giorno divorare le pagine del libro, in barca, dove egli avrà la sua giusta dimora in pianta stabile, facendo un viaggio nel viaggio, anticipando di due, tre, 7 giorni le mete di Creta Sud e le isole, quelle dove negli anni 70 i miei amici architetti si facevano portare dai pescatori, per sperimentare tecniche rudimentali per desalinizzare l'acqua del mare.
Il libro m'è garbato, s'é capito????? Francesca, continua.

giovedì 28 agosto 2014

Pignataro, seconda parte, quando lo abbiamo amato

Lipari, la punta di Canneto

La storia continua, ce l'ho in mente tutta e devo fare presto, scrivo come mangio, cioè poco ed in fretta, non so perchè, sembra sempre che ci sia qulcuno che mi insegua.
Portavamo Acquacheta in Grecia. Era un giugno temporalesco e tra una giornata gonfia di nubi e pioggia e l'altra, partivano due giorni di maestrale ghiacciato. Da marina di Pisa alle Eolie, due doverose tappe, Elba e Ventotene. all'Elba, dove andiamo a trovare mamma, e giá lì il motore ci fa uno scherzetto. Non conoscevamo ancora Acquacheta, anche se l'avevamo vista costruire, e men che meno il suo Volvo 30 cv. 
Ci troviamo in panne all'ancora nella rada di Portoferraio. Il meccanico sentenzia che é colpa della girante (!), e delle batterie,  non ci convince affatto ma  risolve, si riparte. 
A Ventotene imbarchiamo un amico e arriviamo a Salina. Dopo una giornata balneare a Pollara, dove però il vento veniva da nord, decidiamo di passare la notte in prossimità dell'imboccatura del porto dell'isola. 
La mattina il motore di nuovo non riparte, e tra le altre cose comincia a levarsi mare, perchè siamo nel canale tra Salina e Lipari.
Mentre gli uomini cercano di mettere in moto - ricordo manovre strane con il motore aperto e facendo girare il motore a mano, non dico come, con sottofondo di imprecazioni irripetibili - consulto la rete in cerca di un meccanico Volvo a Lipari. 
Esiste.
"NOOOOOO io a Lipari non ci vado, piuttosto salpo a vela per Milazzo" urla il T. Rex, e sembrava che la sua voce venisse dagli inferi, sia perchè veniva dal basso, sia perchè era disperata, sia perchè era affaticata dagli sforzi della messa in moto. E come non dagli torto, ripensando all'esperienza di anni prima, con il meccanico, a Pignataro.
Poi mi viene in mente una persona "influente" che conosciamo, a Lipari, parente di una amica di mamma, e rapidamente, rintracciato il numero, mentre si sente il rombo del motore che parte e le urla di gioia maschili, chiamo J.

J. lo avevamo incontrato per la prima volta molto tempo addietro quando, dopo aver visitato Ustica, la bellissima costa settentrionale della Sicilia, le Egadi e le Eolie, da Alicudi a Salina, avevamo deciso di fare tappa a Lipari per poi risalire verso il mare nostro. Ancora non eravamo stati a Pignataro, non è stato quello l'anno dell'avaria al motore di Landicchia, successe l'anno dopo.
Quasi tutte le sere telefonavo a casa, ai miei genitori e quando seppero che stavamo navigando verso Lipari, mamma mi suggerì di chiamare e andare a trovare una sua amica carissima, anche a me molto cara, che era appunto, in vacanza lì, a casa del cognato.
Quindi chiamo M. amica di mamma.
Miiiiiiiiiiii Alessandra, vieni vieni, noi siamo a Canneto, ma tu ti puoi fermare a Pignataro e poi ti veniamo a prendere. No, aspetta, che dici che dici???? ti passo mio cognato, senti lui, che mi parla e non capisco nulla, e mi passa J.
Già dal timbro di voce e dalla cadenza, italiano perfetto con quella sfumatura signorile che caratterizza i siciliani che hanno studiato molto (Camilleri, paro paro),  capisco che J. deve essere un tipo quanto meno originale; mi indica, descrivendola minuziosamente come se avesse una carta nautica davanti agli occhi, l’esatta rotta per Canneto, noi venivamo da Vulcano, Gelso, e letteralmente mi comanda di acchiappare la boa rossa di famiglia, davanti alla spiaggia, spiegandomi esattamente come fare a distinguerla dalle altre boe, poi mi dice di non preoccuparmi se ci perdiamo perché tanto non ci perderemo perché tanto ci sarà lui a guidarci dal terrazzo con la voce amplificata da un megafono (!)
E infatti, indicazioni perfette. Passiamo davanti alle varie marine di Lipari, scapoliamo la punta di Pignataro, e ci troviamo davanti la lunga spiaggia sassosa di Canneto. Ombrelloni e tanta gente, una fila di ville e villette, motoscafini e gommoni attaccati alle boe, bagnanti chiassosi, un prato verde sui sassi, che sará? Dove è la boa di famiglia, confusa in mezzo a tutto questo movimento???? Una voce sicura e rassicurante proviene dalla spiaggia, anzi, da una terrazza sulla spiaggia, artificiale, sembra proprio che provenga da un megafono: "Voi di Landicchia, vi vedo, a dritta, a dritta, piano, la boa é quella rossa, libera tra il gommone ed il gozzo, si, così va bene, adesso, adesso, mezzomarinaio pronto, ah, presa, bravi, adesso arrivo". Stupendo, non ho più vissuto da allora un ormeggio così guidato, e personalizzato. Che accoglienza, a Canneto. J. era proprio come me lo ero immaginato, un affascinante gentiluomo siciliano, educato, che ti"metteva la casa in capo", e la sua era bellissima, di casa: un portico, un giardino profumato, e poi, figlie, cognati, nipoti, cani, amici, sorelle, un viavai insomma. "j. ho portato i cannoli, non sono proprio quelli che fa mammà, però questa pasticceria ci va vicina.". " J. ti sei arricurdato di SalVo che deve prendere la medicina, io non mi fido, controlla perfavore." Poi c'era qualcuno che arrivava e salutava appena, e poi andava a prendersi un giornale messo da una parte, si metteva a sedere e cominciava a leggerlo. "è un giornalista dell'Espresso, fa sempre cosi, è in vacanza e non gli va di fare conversazione, si limita al minimo" diceva M. l'amica mia e di Mamma, come per scusarsi , lei, che non c 'entrava nulla. "Ma M. fa benissimo, a me che me ne importa???? Siamo tutti in vacanza, ed ognuno deve essere a proprio agio". "si si Alessandra, qui si sta bene proprio perchè si fa come ci pare ahhhhh Ciao Laura, sei stata ammare??  Era calda l'acqua, si, domattina vengo pure io....."
Il megafono aveva un suo perchè. J. ci raccontò infatti che lui era giudice di una famosa regata, che dal centro italia (Ponza???? potrebbe essere) arrivava a Lipari, e tornava indietro, e proprio davanti a Canneto posizionavano la boa e lui doveva controllare tutte le barche in arrivo, la regolarità insomma delle manovre.
Anche quelli che sembravano dei prati verdi sulla spiaggia, avevano una motivazione. J. che era un grande narratore, ci spiegò infatti che da quando era andato in pensione, per rendersi utile alla comunità, faceva il bagnino, naturalmente gratuitamente da signore quale era, a tutta la spiaggia. Oltre alle normali mansioni richieste ad un bagnino, come alle sei di mattina, pulire la spiaggia, aprire gli ombrelloni, sistemare i lettini, lavori, questi, che forse faceva in "affiancamento" al vero bagnino, ci metteva del suo, e stendeva rotoli di moquette verde, soprattutto in corrispondenza di quegli ombrelloni di grande pregio e rilevanza che, lui sapeva, erano abitati durante il giorno dalle "signore" non più giovanissime, tra cui le cognate, ma non solo, per le quali un tappeto sui massi roventi, che le conducesse ammare, sarebbe stato un sollievo graditissimo, e le avrebbe incoraggiate a fare una nuotata in più, cosa questa reputata da lui,  a ragione, molto salutare.
E le signore, eccome se nuotavano! insomma, stavano in acqua.  ricordo al risveglio, in barca, la mattina dopo, di aver sentito degli strani rumori provenire da molto vicino, come un canto, anzi, una litania. Erano queste le Signore che alle sette di mattina, incoraggiate dai green carpets stesi apposta per loro, si buttavano in quelle acque calde, calme e cristalline, con le loro cuffie di plastica e le applicazioni floreali (stupende, credo non esistano più, ma anche allora erano rare) e, stando a mollo dove non si tocca, con la testa bene fuori dall'acqua,  chiacchieravano per ore di tutto e di più, sempre dei fatti loro, o di qualche parente, o di qualche conoscente comune, muovendo ogni tanto un braccio, un piede, una gamba, quanto bastava per, con il minimo della fatica (i polmoni per chiacchierare dovevano essere preservati) tenersi a galla. Come facessero senza intirizzirsi, per me rimane un mistero, l'unica cosa che mi viene in mente é che tutto quel parlare ed ascoltare doveva essere, da un punto della fisica, lavoro, e quindi sviluppare calore. mah.
Questa cosa di Canneto avvenne tanti anni prima di questa storia, ma ci voleva per inquadrare J. eppoi mi ha fatto un piacere enorme ricordarla e trasmetterla.
Insomma, col motore ripartito per miracolo, nel canale tra Salina e Lipari, chiamo al telefono J.
"Cara, come stai??? e tuo marito??? e la mamma???" Si va poi al dunque e spiego il nostro problema, aggiungendo che il T. ha deciso di andare a Milazzo a cercare un meccanico, a seguito dell'esperienza traumatica di Lipari di qualche anno prima.
"noooooo non fate tutta quella strada, a Lipari c'è un meraviglioso meccanico, Malinconico (adesso lo chiamo così, non è il suo vero nome, e non vorrei che lo fosse, comunque me lo sono scordato). Andate a Pignataro, e mettetevi nei pontili gestiti dal Comandante xxxx, poi a lui chiedete di Malinconico, ve lo chiamerà sicuramente, e comunque stasera passo io, non vi preoccupate."
Andiamo, quindi, per la seconda volta in vita nostra, nell'odiato Pignataro. Sbagliamo, ovviamente, pontile, perchè, negli anni, Pignataro ha messo pontili galleggianti ovunque, con corpi morti, gestiti da societá diverse, però il T. non aveva spento prudentemente il motore, quindi ci spostiamo.
Sempre con il motore acceso, scendo a terra e chiedo del comandante xxxxx che però è a Bastia, me lo chiamano sul telefono, lui risponde che questo Malinconico non lo conosce. 
Il motore è sempre acceso, e sul pontile di fronte a noi è ormeggiato una bellissima lancia a motore, tutti i legni lucidati, a bordo un tipo con una maglietta raffigurante un paio di corna di bufalo.
Noi siamo sconsolati, e ricerchiamo, sempre con il motore acceso, il numero del meccanico Volvo precedentemente indivuduato.
"Malinconico, si, è famoso, ma sarà ormai in pensione" dice il tipo con le corna stampate, accento napoletano ed erre moscia, una bella presentazione, non c'è dubbio. Tra lui e j. quanto ad espressività, sembrava di stare al Gran Varietà, divertente, in quei momenti di sconforto.
Però il nome del meccanico volvo lo conosceva eccome, ci dice che è un tipo serio, il T. rassicurato, spenge il motore perchè o l'uno  o l'altro, lo rimetteranno in moto. Temporeggiamo comunque,, in attesa di J. e del suo famoso Malinconico. Passano le ore, ceniamo, offriamo ad M. e alle sue corna e ai numerosi amici che nel frattempo lo hanno raggiunto, un assaggio delle nostre melanzane in caponata e zucchine ripiene. Beviamo tutti e siamo molto allegri. Molto sul tardi, si ode una voce profonda provenire dal pontile "buona sera acquacheta". Un elegantissimo J. di bianco vestito, che neanche Lord Nelson ci sorride appoggiandosi al pulpito di poppa, e, su nostro invito, sale a bordo. Come eri bello j. voglio ricordarti così.
E da lì in poi, per ore ed ore, nella notte stellata, quante meravigliose storie di mare e di meccanici, bagnate da un buon vino, ci ha raccontato, perchè lui era un vero narratore. Vere, false, mezzo e mezzo, non importa, erano tutte bellissime. Di quella volta poi, che il Malinconico salvò dalla rottamazione il motore della nobile coppia svedese, che doveva tornare a casa, stendendo un lenzuolo candido sul molo e smontando pezzo pezzo il defunto, lui poveretto, che era stato chiamato, per l'appunto da j. nel cuor della notte, con un artefizio:" Malincó qua ci sono due famosissimi direttori d'orchestra, con il motore in panne" Bastardo J. .Il Malinconico, dopo i motori, amava la musica classica. Il racconto  di j. prosegue:
"Il tutto si concluse alle sei di mattina, a motore rimontato e funzionante, con una cena a base di cernia al ristorante preventivamente allertato, da Me naturalmente, che avevo fatto solo il tifo."
Nel fabulare, J. colse anche l'occasione an passant, di spiegarci il motivo per cui si era presentato da solo. semplice, aveva quel giorno stesso appreso che Malinconico era morto da due anni.
Gelo.
Superiamo, Pignataro è bello, con questa compagnia, tiremm'innanzi, ce la faremo.
la mattina dopo telefoniamo al meccanico Volvo. Arriva, stranamente, subito. Capiamo il perchè, basta guardarlo. Il giovanotto sembra infatti una mummia, da quanto è fasciato ed ingessato, essendosi schiantato, come ci racconta, sul brecciolino con la motocicletta.
Rigelo.
Un pensiero comune, mio e del T. Come farà ad entrare nel motore così conciato?????
eh, ci hanno voluto bene. Il giovanotto sapeva il fatto suo, come ci aveva anticipato M. e coordina, seduto in dinette, con l'occhio vigile, le operazioni del suo giovane e scattante aiutante. Trova il problema. ci convince, ordina al volo un pezzo dal fornitore in continente con il quale aveva in ballo un altro ordine. Dopodomani arriva, montiamo tutto e potete andar via, ci dice sorridendo, perchè si, lui era tutto fasciato, ma il viso era intonso, gli occhi ed il sorriso bellissimi, come solo alcuni siciliani....

E questa attesa del pezzo dal continente è stata la più bella attesa per lavori della nostra esperienza nautica, grazie ad M. con le corna stampate sulla t. shirt, al suo equipaggio di pescatori-cuochi, ai suoi amici liparioti, ai fiumi di vino che venivano distribuiti su quella splendida pilotina, che, apprendemmo, doveva essere una barca dedicata ai noleggi, gite giornaliere, con bella musica e buona cucina, ma M. se ne fotteva, era bene o male lavoro, mentre con noi si sentiva se stesso e rinunciava volentieri a qualche guadagno, pur di essere rilassato ed in buona compagnia.
Ecco, è questa la Pignataro che mi voglio ricordare. 
Grazie M.
Grazie J.
Non vi scorderemo

sabato 23 agosto 2014

grazie a tutti quelli che mi hanno insegnato ad andar per mare

bene, è sera, abbiamo tutti la pancia piena, e Acquacheta, insolitamente, assiste ad una trafila per utilizzare il piccolo bagno. io sono, per scelta, l'ultima, e nel frattempo penso e scrivo. sono un po' triste, perchè giovedì me ne torno, sola soletta, a casa, ma va bene così, a settembre sarò di nuovo qui. devo ancora finire il blog, la tempesta dei ragazzi mi ha un po' distolto da questo impegno preso con me stessa, ma lo finirò, prima di partire. mi è venuto un pensiero, bello, sul navigare, vissuto da me, e lo voglio scrivere. Il titolo è " grazie a tutti quelli che mi hanno insegnato ad andar per mare". è un elenco, ma a volte anche gli elenchi sono pieni di significato:

1978/1979 Mimmo, di Porto Azzuro (rigorosamente con una erre sola) Fascinosissimo Skipper di Naregno, isola d'Elba, mi ha insegnato ad andare sui volien. Io ero una bimba, praticamente cotta di lui, ma ovviamente ero una mosca, quindi speranze zero.

1980 Zefiro e Norberto. il primo era una specie di 4,70, ma più corto, il secondo mio zio, che ha fatto anche Capo Horn, meraviglioso navigatore, che ha avuto il grande merito di far comprare al fratello (il babbo) questa noce a vela.

1980 Tamurè e Corrado. il primo uno splendido cabinato di 7 metri con tuga rialzabile e chiglia mobile, che ci ha permesso di scoprire tutti i segreti di una Corsica che forse ora non esiste più. Il secondo il mio babbo, che da alunno sulle derive, con me maestra, si è trasformato in un vero uomo di mare e mi ha insegnato la pazienza ed il sangue freddo.

1992 Landicchia e Domenico. La prima un Dullia 30 sportivissimo e bagnatissimo, il secondo, beh, mio marito, che, devo ammettere, pur non essendo un gran velista (io sono molto meglio, modestamente) è meraviglioso e se la cava in tutte le situazioni, sa fare tutto, veramente, e mi ha insegnato a fare le manovre di ancoraggio nei porti e tantissime altre cose, in barca ed in mare, un compagno di mare e di vita perfetto

2009 Acquacheta e l'Egeo, ma questa è roba tosta, merita una pagina a sè

Del perché un giorno, è arrivato in barca il gps


sottotitolo:"una donna e altri animali" (é una frase rubata, ma calza a pennello)

É un ricordo in questo momento vivido, non ci sono foto, anche se potrei lavorarci sopra, ma non ho tempo. Lui detta io scrivo:

All'epoca si viaggiava con Landicchia, un Dullia 30 e due cani: una specie di setter, discolissima, Prugna, ed un cucciolo di terranova, Ubu, che giá rasentava i 35 kg ma in barca era trasparente. Insomma, eravamo folkloristici e forse a qualcuno abbiamo fatto anche pena. Noi tutti si stava comunque benissimo. A bordo, talvolta, un nostro caro amico, F. nonchè socio di alcune quote della barca  perché si era tutti più poveri ed una manutenzione annuale era difficile da sostenere da soli. F. era soprannominato dal T. Rex "il principe" perchè di origini nobili, dicesi una di quelle famiglie che nella Roma papalina portava il Pontefice sul trono a spalla in giro per la città. Lui, che era ed è tuttora un tipo molto naif, se ne offendeva molto a sentirsi appellare così, tanto che un giorno con la sua aria dolce ha minacciato il T. Rex di togliergli il saluto e da allora in poi è stato solo F. perchè si capiva che faceva sul serio. Partiamo quindi noi, le due cagne ed F. dalla Rondinara, dopo una sosta ristoratrice a seguito del baccanale delle Bocche di Bonifacio particolarmante frizzanti quel giorno, alla volta di Talamone, Argentario, luogo dove in quel periodo Landicchia sostava per quasi tutto l'anno. È notte, c'è la luna piena, e mentre si va come delle spose all'altare con un bel maestralino, ceniamo in pozzetto al lume di una candela sapientemente protetta da una grattugia piramidale.

F. ci annuncia che lui è in piena forma e da mezzanotte alle 7 vuole fare un turno lungo perchè vuol godere di questo bellissimo dono di una notte che si annuncia particolarmente adatta alla navigazione.

Allora, nonostante in commercio esistessero già i gps portatili, noi ancora si navigava tracciando dei freghi sulle carte e poi rivedendoli con squadrette e goniometri, facendo i rilevamenti a terra e guardando le miglia percorse. funzionava, tutto sommato. A mezzanotte si va a letto salutando F. tranquilli, perchè la fiducia in lui è massima, e meritata, un bravo uomo di mare (e lo è tuttora). La mattina alle sette, ci alziamo per far giustamente riposare il nostro compagno e, mentre si prepara il caffè e le vele sbatacchiano e gli occhi sono ancora pesti di sonno e nell'aria c'è una nebbiolina di scirocco che ci fa capire che il vento è decisamente cambiato..... con nostro massimo stupore........ non avvistiamo il Giglio all'orizzonte. E vabbè, dice il T. Rex, è la foschia, tra poco arriva. Auguriamo ad F. un buon riposo e ci sistemiamo in pozzetto per un comodo turno a due, bello perchè una volta tanto ci si fa compagnia e non ci parliamo solamente per un buonanotte ed un buongiorno. Si va piano di bolina ma chissenefrega, tanto siamo vicini. Passano le ore, quattro, cinque, sei, e del Giglio neanche l'ombra. Il T. controlla tutto, carte, ore, miglia, e comincia a preoccuparsi. F. si alza stiracchiandosi, ed io gli faccio il caffè, dolcemente, e, dopo che lo ha bevuto, lo assalgo:" ma dimmi la veritá, te tu hai cambiato rotta, volevi andare con il vento, lui ti è girato, e allora ci stai portando in Calabria? ma non ci pensi a quelle due povere bestiole che son più di 24 ore che non scendono, mi scoppiano!!!"

nel frattempo le bestiole erano sapientemente in stand By sulle cuccette del quadrato e non muovevano un pelo"

ma io non volevo accendere il motore, vi avrei svegliato, era così bello!!!!"

ah, F.  F. come ti potevo trattar male?

Ovviamente il motore eè stato poi acceso e siamo arrivati a destinazione il giorno dopo, ma la mia mamma, appena venuta al corrente della vicenda, a Natale ci ha fatto trovare un Magellan portatile con un bigliettino che recitava: " i cani non devono soffrire a causa delle vostre stravaganze".

Il Magellan è ancora a bordo, ora, di Acquacheta, perchè nonostante il plotter e due programmi di navigazione su i phone e i pad, non si sa mai.