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| Lipari, la punta di Canneto |
La storia continua, ce l'ho in
mente tutta e devo fare presto, scrivo come mangio, cioè poco ed in fretta, non
so perchè, sembra sempre che ci sia qulcuno che mi insegua.
Portavamo Acquacheta in Grecia.
Era un giugno temporalesco e tra una giornata gonfia di nubi e pioggia e
l'altra, partivano due giorni di maestrale ghiacciato. Da marina di Pisa alle
Eolie, due doverose tappe, Elba e Ventotene. all'Elba, dove andiamo a trovare
mamma, e giá lì il motore ci fa uno scherzetto. Non conoscevamo ancora Acquacheta,
anche se l'avevamo vista costruire, e men che meno il suo Volvo 30 cv.
Ci troviamo in panne all'ancora
nella rada di Portoferraio. Il meccanico sentenzia che é colpa della girante
(!), e delle batterie, non ci convince affatto ma risolve, si riparte.
A Ventotene imbarchiamo un amico
e arriviamo a Salina. Dopo una giornata balneare a Pollara, dove però il vento
veniva da nord, decidiamo di passare la notte in prossimità dell'imboccatura
del porto dell'isola.
La mattina il motore di nuovo non
riparte, e tra le altre cose comincia a levarsi mare, perchè siamo nel canale
tra Salina e Lipari.
Mentre gli uomini cercano di
mettere in moto - ricordo manovre strane con il motore aperto e facendo girare il motore a mano, non dico come, con sottofondo di imprecazioni irripetibili - consulto la rete in cerca
di un meccanico Volvo a Lipari.
Esiste.
"NOOOOOO io a Lipari non ci
vado, piuttosto salpo a vela per Milazzo" urla il T. Rex, e sembrava che
la sua voce venisse dagli inferi, sia perchè veniva dal basso, sia perchè era
disperata, sia perchè era affaticata dagli sforzi della messa in moto. E come
non dagli torto, ripensando all'esperienza di anni prima, con il meccanico, a
Pignataro.
Poi mi viene in mente una persona "influente" che conosciamo, a Lipari, parente di una amica di mamma, e rapidamente,
rintracciato il numero, mentre si sente il rombo del motore che parte e le urla
di gioia maschili, chiamo J.
J. lo avevamo incontrato per la
prima volta molto tempo addietro quando, dopo aver visitato Ustica, la
bellissima costa settentrionale della Sicilia, le Egadi e le Eolie, da Alicudi
a Salina, avevamo deciso di fare tappa a Lipari per poi risalire verso il mare
nostro. Ancora non eravamo stati a Pignataro, non è stato quello l'anno
dell'avaria al motore di Landicchia, successe l'anno dopo.
Quasi tutte le sere telefonavo a
casa, ai miei genitori e quando seppero che stavamo navigando verso Lipari,
mamma mi suggerì di chiamare e andare a trovare una sua amica carissima, anche
a me molto cara, che era appunto, in vacanza lì, a casa del cognato.
Quindi chiamo M. amica di mamma.
Miiiiiiiiiiii Alessandra, vieni
vieni, noi siamo a Canneto, ma tu ti puoi fermare a Pignataro e poi ti veniamo
a prendere. No, aspetta, che dici che dici???? ti passo mio cognato, senti lui,
che mi parla e non capisco nulla, e mi passa J.
Già dal timbro di voce e dalla
cadenza, italiano perfetto con quella sfumatura signorile che caratterizza i
siciliani che hanno studiato molto (Camilleri, paro paro), capisco che J. deve essere un tipo quanto meno
originale; mi indica, descrivendola minuziosamente come se avesse una carta
nautica davanti agli occhi, l’esatta rotta per Canneto, noi venivamo da Vulcano, Gelso, e letteralmente mi
comanda di acchiappare la boa rossa di famiglia, davanti alla spiaggia,
spiegandomi esattamente come fare a distinguerla dalle altre boe, poi mi dice
di non preoccuparmi se ci perdiamo perché tanto non ci perderemo perché tanto
ci sarà lui a guidarci dal terrazzo con la voce amplificata da un megafono (!)
E infatti, indicazioni perfette. Passiamo davanti alle varie marine di Lipari, scapoliamo la punta di Pignataro, e ci troviamo davanti la lunga spiaggia sassosa di Canneto. Ombrelloni e tanta gente, una fila di ville e villette, motoscafini e gommoni attaccati alle boe, bagnanti chiassosi, un prato verde sui sassi, che sará? Dove è la boa di famiglia, confusa in mezzo a tutto questo movimento???? Una voce sicura e rassicurante proviene dalla spiaggia, anzi, da una terrazza sulla spiaggia, artificiale, sembra proprio che provenga da un megafono: "Voi di Landicchia, vi vedo, a dritta, a dritta, piano, la boa é quella rossa, libera tra il gommone ed il gozzo, si, così va bene, adesso, adesso, mezzomarinaio pronto, ah, presa, bravi, adesso arrivo". Stupendo, non ho più vissuto da allora un ormeggio così guidato, e personalizzato. Che accoglienza, a Canneto. J. era proprio come me lo ero immaginato, un affascinante gentiluomo siciliano, educato, che ti"metteva la casa in capo", e la sua era bellissima, di casa: un portico, un giardino profumato, e poi, figlie, cognati, nipoti, cani, amici, sorelle, un viavai insomma. "j. ho portato i cannoli, non sono proprio quelli che fa mammà, però questa pasticceria ci va vicina.". " J. ti sei arricurdato di SalVo che deve prendere la medicina, io non mi fido, controlla perfavore." Poi c'era qualcuno che arrivava e salutava appena, e poi andava a prendersi un giornale messo da una parte, si metteva a sedere e cominciava a leggerlo. "è un giornalista dell'Espresso, fa sempre cosi, è in vacanza e non gli va di fare conversazione, si limita al minimo" diceva M. l'amica mia e di Mamma, come per scusarsi , lei, che non c 'entrava nulla. "Ma M. fa benissimo, a me che me ne importa???? Siamo tutti in vacanza, ed ognuno deve essere a proprio agio". "si si Alessandra, qui si sta bene proprio perchè si fa come ci pare ahhhhh Ciao Laura, sei stata ammare?? Era calda l'acqua, si, domattina vengo pure io....."
Il megafono aveva un suo perchè. J. ci raccontò infatti che lui era giudice di una famosa regata, che dal centro italia (Ponza???? potrebbe essere) arrivava a Lipari, e tornava indietro, e proprio davanti a Canneto posizionavano la boa e lui doveva controllare tutte le barche in arrivo, la regolarità insomma delle manovre.
Anche quelli che sembravano dei prati verdi sulla spiaggia, avevano una motivazione. J. che era un grande narratore, ci spiegò infatti che da quando era andato in pensione, per rendersi utile alla comunità, faceva il bagnino, naturalmente gratuitamente da signore quale era, a tutta la spiaggia. Oltre alle normali mansioni richieste ad un bagnino, come alle sei di mattina, pulire la spiaggia, aprire gli ombrelloni, sistemare i lettini, lavori, questi, che forse faceva in "affiancamento" al vero bagnino, ci metteva del suo, e stendeva rotoli di moquette verde, soprattutto in corrispondenza di quegli ombrelloni di grande pregio e rilevanza che, lui sapeva, erano abitati durante il giorno dalle "signore" non più giovanissime, tra cui le cognate, ma non solo, per le quali un tappeto sui massi roventi, che le conducesse ammare, sarebbe stato un sollievo graditissimo, e le avrebbe incoraggiate a fare una nuotata in più, cosa questa reputata da lui, a ragione, molto salutare.
E le signore, eccome se nuotavano! insomma, stavano in acqua. ricordo al risveglio, in barca, la mattina dopo, di aver sentito degli strani rumori provenire da molto vicino, come un canto, anzi, una litania. Erano queste le Signore che alle sette di mattina, incoraggiate dai green carpets stesi apposta per loro, si buttavano in quelle acque calde, calme e cristalline, con le loro cuffie di plastica e le applicazioni floreali (stupende, credo non esistano più, ma anche allora erano rare) e, stando a mollo dove non si tocca, con la testa bene fuori dall'acqua, chiacchieravano per ore di tutto e di più, sempre dei fatti loro, o di qualche parente, o di qualche conoscente comune, muovendo ogni tanto un braccio, un piede, una gamba, quanto bastava per, con il minimo della fatica (i polmoni per chiacchierare dovevano essere preservati) tenersi a galla. Come facessero senza intirizzirsi, per me rimane un mistero, l'unica cosa che mi viene in mente é che tutto quel parlare ed ascoltare doveva essere, da un punto della fisica, lavoro, e quindi sviluppare calore. mah.
Questa cosa di Canneto avvenne tanti anni prima di questa storia, ma ci voleva per inquadrare J. eppoi mi ha fatto un piacere enorme ricordarla e trasmetterla.
Insomma, col motore ripartito per miracolo, nel canale tra Salina e Lipari, chiamo al telefono J.
"Cara, come stai??? e tuo marito??? e la mamma???" Si va poi al dunque e spiego il nostro problema, aggiungendo che il T. ha deciso di andare a Milazzo a cercare un meccanico, a seguito dell'esperienza traumatica di Lipari di qualche anno prima.
"noooooo non fate tutta quella strada, a Lipari c'è un meraviglioso meccanico, Malinconico (adesso lo chiamo così, non è il suo vero nome, e non vorrei che lo fosse, comunque me lo sono scordato). Andate a Pignataro, e mettetevi nei pontili gestiti dal Comandante xxxx, poi a lui chiedete di Malinconico, ve lo chiamerà sicuramente, e comunque stasera passo io, non vi preoccupate."
Andiamo, quindi, per la seconda volta in vita nostra, nell'odiato Pignataro. Sbagliamo, ovviamente, pontile, perchè, negli anni, Pignataro ha messo pontili galleggianti ovunque, con corpi morti, gestiti da societá diverse, però il T. non aveva spento prudentemente il motore, quindi ci spostiamo.
Sempre con il motore acceso, scendo a terra e chiedo del comandante xxxxx che però è a Bastia, me lo chiamano sul telefono, lui risponde che questo Malinconico non lo conosce.
Il motore è sempre acceso, e sul pontile di fronte a noi è ormeggiato una bellissima lancia a motore, tutti i legni lucidati, a bordo un tipo con una maglietta raffigurante un paio di corna di bufalo.
Noi siamo sconsolati, e ricerchiamo, sempre con il motore acceso, il numero del meccanico Volvo precedentemente indivuduato.
"Malinconico, si, è famoso, ma sarà ormai in pensione" dice il tipo con le corna stampate, accento napoletano ed erre moscia, una bella presentazione, non c'è dubbio. Tra lui e j. quanto ad espressività, sembrava di stare al Gran Varietà, divertente, in quei momenti di sconforto.
Però il nome del meccanico volvo lo conosceva eccome, ci dice che è un tipo serio, il T. rassicurato, spenge il motore perchè o l'uno o l'altro, lo rimetteranno in moto. Temporeggiamo comunque,, in attesa di J. e del suo famoso Malinconico. Passano le ore, ceniamo, offriamo ad M. e alle sue corna e ai numerosi amici che nel frattempo lo hanno raggiunto, un assaggio delle nostre melanzane in caponata e zucchine ripiene. Beviamo tutti e siamo molto allegri. Molto sul tardi, si ode una voce profonda provenire dal pontile "buona sera acquacheta". Un elegantissimo J. di bianco vestito, che neanche Lord Nelson ci sorride appoggiandosi al pulpito di poppa, e, su nostro invito, sale a bordo. Come eri bello j. voglio ricordarti così.
E da lì in poi, per ore ed ore, nella notte stellata, quante meravigliose storie di mare e di meccanici, bagnate da un buon vino, ci ha raccontato, perchè lui era un vero narratore. Vere, false, mezzo e mezzo, non importa, erano tutte bellissime. Di quella volta poi, che il Malinconico salvò dalla rottamazione il motore della nobile coppia svedese, che doveva tornare a casa, stendendo un lenzuolo candido sul molo e smontando pezzo pezzo il defunto, lui poveretto, che era stato chiamato, per l'appunto da j. nel cuor della notte, con un artefizio:" Malincó qua ci sono due famosissimi direttori d'orchestra, con il motore in panne" Bastardo J. .Il Malinconico, dopo i motori, amava la musica classica. Il racconto di j. prosegue:
"Il tutto si concluse alle sei di mattina, a motore rimontato e funzionante, con una cena a base di cernia al ristorante preventivamente allertato, da Me naturalmente, che avevo fatto solo il tifo."
Nel fabulare, J. colse anche l'occasione an passant, di spiegarci il motivo per cui si era presentato da solo. semplice, aveva quel giorno stesso appreso che Malinconico era morto da due anni.
Gelo.
Superiamo, Pignataro è bello, con questa compagnia, tiremm'innanzi, ce la faremo.
la mattina dopo telefoniamo al meccanico Volvo. Arriva, stranamente, subito. Capiamo il perchè, basta guardarlo. Il giovanotto sembra infatti una mummia, da quanto è fasciato ed ingessato, essendosi schiantato, come ci racconta, sul brecciolino con la motocicletta.
Rigelo.
Un pensiero comune, mio e del T. Come farà ad entrare nel motore così conciato?????
eh, ci hanno voluto bene. Il giovanotto sapeva il fatto suo, come ci aveva anticipato M. e coordina, seduto in dinette, con l'occhio vigile, le operazioni del suo giovane e scattante aiutante. Trova il problema. ci convince, ordina al volo un pezzo dal fornitore in continente con il quale aveva in ballo un altro ordine. Dopodomani arriva, montiamo tutto e potete andar via, ci dice sorridendo, perchè si, lui era tutto fasciato, ma il viso era intonso, gli occhi ed il sorriso bellissimi, come solo alcuni siciliani....
E questa attesa del pezzo dal continente è stata la più bella attesa per lavori della nostra esperienza nautica, grazie ad M. con le corna stampate sulla t. shirt, al suo equipaggio di pescatori-cuochi, ai suoi amici liparioti, ai fiumi di vino che venivano distribuiti su quella splendida pilotina, che, apprendemmo, doveva essere una barca dedicata ai noleggi, gite giornaliere, con bella musica e buona cucina, ma M. se ne fotteva, era bene o male lavoro, mentre con noi si sentiva se stesso e rinunciava volentieri a qualche guadagno, pur di essere rilassato ed in buona compagnia.
Ecco, è questa la Pignataro che mi voglio ricordare.
Grazie M.
Grazie J.
Non vi scorderemo